viva italia "The Art of Dying" Paolo Nani Menoventi_l'uomo_della_sabbia_1[1]

8 apr , 2013 -

Viva L’Italia La morte di Fausto e Iaio

viva italia

Milano, zona Casoretto,  via Mancinelli, vicino al famoso centro sociale Leoncavallo,  nel 1978, anni scottanti, in un clima di rivoluzione ideologica, a due giorni dal rapimento di Aldo Moro, c’è una coppia di ragazzi, normali, come tutti quelli che in quel periodo scoprivano in cosa credere davvero,  che ogni giorno percorrevano le strade tra il parco Lambro, la trattoria, via Lambrate, i concerti e l’ impegno per migliorare lo stato del quartiere, dove la droga colpiva tanti tra i loro coetanei.

Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, sono uccisi a colpi di pistola. Freddati dietro la chiesa di Casoretto. Avevano diciotto anni. I sospettati dell’omicidio sono esponenti di un gruppo eversivo d’ispirazione neofascista. Età: venti o poco più.

Lo spettacolo non è un documentario. Dei fatti realmente accaduti, Roberto Scarpetti, si serve per scrivere un testo, intenso, che lascia spazio alla commozione.

Le parole di questa drammaturgia divisa per monologhi o dialoghi corali che si intersecano tra loro, ci colpisce allo stomaco, vanno dritte ad un emozione concreta, senza troppi fronzoli.   

Il progetto è di Cèsar Brie e come sempre, riserva delle sorprese, velate da un senso di magia teatrale.

In questo lavoro i materiali semplici utilizzati sono dei teli di plastica e due strutture di legno, che riproducono suoni, situazioni, costruiscono attivamente insieme agli attori l’immaginario di cui abbiamo bisogno per capire.

Capire la mamma ad esempio.

Si apre la scena e l’atmosfera creata da Alice Redini, è molto forte. L’attrice interpreta la madre, bravissima, anche perché riveste tutti i ruoli femminili; persino quelli solamente accennati per aiutare lo spettatore a ricucire la trama di un complesso meccanismo di eventi, complicati, bui, mistificati, caratterizzanti l’Italia di quegli anni.

Gli altri intrepreti maschili non sono da meno, Federico Manfredi (Fausto), è convincente ed  energico nel ruolo del ragazzo inconsapevole, che nella strada di ritorno, mentre a casa lo aspettano per cena, viene ucciso . Allo stesso tempo sa cambiarsi d’abito e trasformarsi fisicamente, tanto che è difficile riconoscerlo, nei panni di un infiltrato e quelli di un capo di polizia, sopra le righe, riesce a strapparci più di un sorriso.

Andrea Battaglio (Salvo) l’ uomo onesto, che vuole fare chiarezza su questo caso, indaga sullo spaccio di droga, la politica, il rapimento di Aldo Moro e la lotta tra faide ideologiche in opposizione. L’attore aderisce molto bene a questa immagine e ci porta con mano nel tempo di un’ inchiesta che grazie “all’associazione madri antifasciste “ costituitasi dopo la morte dei due ragazzi, ne ha impedito l’archiviazione per 22 anni; poi, nel 2011 Fausto e Iaio sono stati dichiarati vittime del terrorismo.

Da vedere. Momento di condivisone e approfondimento, il teatro in una domenica pomeriggio primaverile, era pieno.

Antonella Vercesi.

Teatro dell’Elfo Corso Buenos Aires 33
sala Fassbinder | 18 marzo – 14 aprile 2013
mar-sab: 21:00 / dom: 16:00
VIVA L’ITALIA
Le morti di Fausto e Iaio
di Roberto Scarpetti
regia di César Brie
musiche originali di Pietro Traldi
con Massimiliano Donato, Andrea Bettaglio, Alice Redini, Umberto Terruso, Federico Manfredi
luci Nando Frigerio
suono e programmazione video Giuseppe Marzoli
progetto video Boombang Design
produzione Teatro dell’Elfo
prima nazionale
Il testo è stato insignito della Menzione speciale Franco Quadri – Premio Riccione per il Teatro 2011

orari prezzi e altro

• Orari: mar-sab 21:00/ dom 16:00
• Durata: 90′ senza intervallo
• Prezzi: Intero euro 30.50 – Martedì biglietto unico euro 20 – ridotto <25 anni – >60 anni euro 16 – gruppi scuola euro 12
• È valido l’abbonamento Invito a Teatro – tagliando Elfo Puccini
• Repliche per le scuole
• 18 marzo – 14 aprile 2013, foyer sala fassbinder, ore : apertura teatro: La mostra – Fausto e Iaio

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13 dic , 2012 -

L’ arte di morire ridendo in scena fino al 16 Dicembre al Teatro Filodrammatici

"The Art of Dying" Paolo Nani

Paolo Nani e Kristian Ingimarsson sono un duo comico, dentro e fuori da un racconto magico che tocca eventi di vita reale. In scena c’è la struttura di un piccolo teatro con un sipario di velluto rosso e due camerini simmetrici, in attesa che gli attori rientrino al termine dello spettacolo. Gli interpreti giocano ad uscire ed entrare sul palco; ma chi li sta guardando? Noi, al di qua del sipario? O tutte queste gag sono per i numerosi fan che stanno dall’altra parte del tessuto rosso? C’è un pubblico che li acclama di cui sentiamo le risa sguaiate. Come un bambino che intuisce l’inghippo, capiamo dove ci troviamo: a casa degli attori, nella loro vita più intima, prima di entrare in scena, in camerino. Zona di rifugio, concentrazione, litigi, ma anche di felicità condivisa. E se a rappresentarlo sono due burloni di questa portata la risata è garantita.

Difficile il lavoro del clown che in ciascuna serata si ripete, per far ridere, ogni istante deve ritrovare l’autenticità di un gesto; il suo talento sta nel far apparire il dettaglio, ovvero,  quella minima intuizione artistica come unica, illuminata, spontanea. Ogni replica. Paolo Nani e Kristian Ingimarsson ci riescono in modo semplice senza l’aiuto di una parola o particolari effetti scenici. L’ oggetto, un movimento, un colore o le gag sono il pretesto per raccontare la quotidianità che si prende in giro; fonte di ispirazione che indaga la vita vera di ognuno, senza allontanarsene perché fa male ridere delle proprie riflessioni. I due si preparano di fronte a noi, al di qua dell’entrata in scena. Sono due soldati. Si scaldano: con flessioni e calci, poi, irrompe una musica irlandese  e li vediamo pronti a ballare le tipiche danze del luogo; hanno le scarpe slegate e come in un sol corpo, la mano destra di uno si occupa delle stringhe e la mano sinistra dell’altro finisce il fiocchetto, per buttarsi nella fossa dei leoni.  Vengono catapultati di fronte ad un tavolo azzurro che nasce dall’unione di altri due tavoli più piccoli, vola una mela che si evolve in  gesto virtuoso, acchiappata grazie ad una forchetta; subentra il coltello, infine il palleggio, volano piatti, bottiglie e bicchieri. Il gioco si chiude in una partita a scacchi, con l’ausilio degli stessi oggetti presenti sul tavolo, ovviamente. Ogni gag precisa e calibrata viene tesa fino al suo estremo più interessante. Come lo sketch di Adamo ed Eva, i due simpaticoni in costume tradizionale spagnolo, passionali e goffi, sono esilaranti.

In sala i  molti bambini presenti aiutano anche i meno temerari a scoprire come ridere in modo intelligente. Quando tutti si lasciano andare, le risa sguaiate diventano nostre. A metà dell’opera gira la situazione, con la malattia di uno dei due clown. Sta per morire. Il pensiero che anche i clown si possano ferire gravemente e sul serio lascia senza fiato. In fondo speriamo sia un errore, la macchia trovata nella lastra del burlone più maturo, forse è caffè o cioccolata. C’è un momento più poetico in cui a prendere vita è un leggero sacchetto di plastica che “respira” ancora. Il compagno forse abbandonato sa che l’altra metà non poteva lasciarlo da solo dopo tante emozionanti avventure. A rompere l’idillio degli applausi, i due irriverenti gettano centinaia di peluche in faccia all’amato pubblico . Con gli occhi pieni di soddisfazione i due attori vogliono anche la foto di rito con la sala gremita.

Antonella Vercesi.

Giovedì 13 – 21.00
Venerdì 14 – 19.30
Sabato 15 – 21.00
Domenica 16- 16.00

martedì, mercoledì, giovedì
INTERO: 16 €
RIDOTTO CONVENZIONATI: 12 €
RIDOTTO UNDER 25: 10 €
RIDOTTO OVER 65: 8 €

venerdì, sabato, domenica
INTERO: 22 €
RIDOTTO CONVENZIONATI: 18 €
RIDOTTO UNDER 25: 14 €
RIDOTTO OVER 65: 12 €

http://www.teatrofilodrammatici.eu/website/?p=159

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8 nov , 2012 -

L’uomo della sabbia, l’eleganza alla maniera dei Menoventi.

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L’uomo della sabbia capriccio alla maniera di Hoffmann è l’eleganza. Fascino e precisione. Quadri vivi che rimandano ad Edward Hopper pittore statunitense che ritrae la solitudine della vita americana. I disegni che si dipanano attraverso i gesti degli interpreti mantengono una soffusa concretezza tra l’essere automatismo quotidiano e l’essere pensiero emotivo.

Si parla spesso di gesti ripetuti, ma in questo caso, testo e movimento vivono nel gruppo di lavoro in modo ideale, l’ideale a cui a cui ogni bravo attore, per definirsi tale, dovrebbe ispirarsi. La loro precisione rimanda all’ immagine di un equilibrista, impegnato con leggerezza a camminare su un terreno impeccabile. Terreno come materiale scenico costruito con metafore affamate di coscienze interiori.

Un domatore del circo, apre le danze, la musa ispiratrice mefistofelica del giovane studente Nataniele, la presenza beffarda, ci invita a prendere posto e con garbo siamo inglobati in un gioco che scava nel nostro io più profondo. Il primo batter di ciglia e non è dato sapere da quale parte della casa siamo entrati. Inquietante, estetico, ironico e geniale. Si sprecano gli aggettivi per questo lavoro , assolutamente da vedere. La compagnia è giovane, fatta di giovani con idee giovani, ma questo non deve spaventare i più attempati avventori che nei teatri storici si affidano all’ abbonamento, garante di un posto caldo dove poter stare tranquilli senza troppe pretese.

Questo spettacolo mette d’accordo tutti. È un viaggio contemporaneo e comprensibile, nessuna paura dunque, anche chi non conoscesse Hoffmann, dal bel viaggio che i Menoventi ci propinano, non potremo che rimanere estasiati. Il meccanismo scenico schiude le porte di un mondo onirico. L’uomo della sabbia capriccio alla maniera di Hoffmann inizia come una leggenda di tradizione; un pensiero registrato ci arriva da lontano a parlare è Nataniele, lo studente, evoca: Clara penserai che ti ho dimenticata ma ogni giorno mi appare la tua figura … mi sento minacciato da un destino atroce … alcuni giorni fa una venditrice di occhiali ha bussato alla mia porta … Detto fatto prende le redini la custode della verità in casa Hoffmann e ci spiega: l’uomo della sabbia è un orco cattivo che insabbia gli occhi dei bambini che non vogliono dormire … vai a letto se no ti cavo gli occhi.

 


L’ingranaggio procede componendosi di strati visionari di una realtà artefatta. Più personaggi sono l’eco di altri soggetti vissuti o presenti. Un labirinto in cui siamo condotti per mano senza mai perdere di vista la lucidità assurda di una verità semplice ma patinata dove i dialoghi d’amore, gli incontri, scontri e le relazioni perdute, sono un susseguirsi di icone formali. Questo gioco è anche capace di sostenere una sottile vena ironica.

Non è sempre facile trovare a teatro un lavoro ben fatto, Menoventi, è in grado di stare in tensione estetica fino all’ultimo pulpito. Infine, Olimpia, la figlia del professore, ci saluta, nasce come una bambola da carillon poi la rabbia viscerale del resto gruppo respira in lei e con un urlo strozzato tutti si accingono a salutarci: sarò la tua donna ideale non a lume di candela che imbratta la tela…

Poesia variegata la loro. Buona visione.

Antonella Vercesi.

http://www.elfo.org/

sala Fassbinder | 6 – 11 novembre 2012
mar-sab: 20:30 / dom: 15:30

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5 ago , 2012 -

Interview avec les Moutons Noirs.

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Interview avec les Moutons Noirs.

- Depuis combien de temps votre compagnie existe -t- elle ?

Nous avons créé notre notre compagnie ,Les Moutons Noirs , en 2010 . Cela fait donc 2 ans que nous avons commencé cette aventure .

- Da quanto tempo esiste la vostra compagnia Le Pecore Nere?

Abbiamo deciso di formare la nostra compagnia nel 2010 sono due anni che la nostra avventura è cominiciata.

- Quand avez vous décidé de créer votre propre troupe de théâtre et pourquoi ?

À l’origine nous avons créé Les Moutons Noirs à 5 comédiens . Nous étions tous les 5 membres d’une célèbre compagnie de théâtre parisienne , et cela faisait déjà quelques années que nous voulions créer notre propre troupe , pour développer d’autres projets , artistiquement différents .

- Quando avete deciso di creare un vostro gruppo di teatro e perché?

All’origine abbiamo creato la compagnia Le Pecore Nere per 5 attori. Noi eravamo 5 membri di una celebre compagnia parigina, era da qualche anno che volevamo una nostra compagnia indipendente per sviluppare progetti artisticamente differenti.

- Il n’y a dans votre troupe qu’une seule jeune fille qui joue tous les rôles féminins de la pièce . Pourquoi ?

C’est un choix qui s’est imposé naturellement . Paola est la seule fille de la compagnie . Cela lui permet de jouer plusieurs personnages différents avec talent . Mais dans l’avare , un comédien joue aussi un rôle de femme , celui de Marianne . Comme cela pouvait se faire au XVIe ou au XVIIe siècle dans de nombreuses pièces .

– C’è una sola ragazza nel gruppo che interpreta tutti i ruoli femminili della pièce perché?

È una scelta che si è imposta naturalmente. Paola è la sola attrice della compagnia. Questo le permette di interpretare personaggi differenti con talento. Nell’Avaro c’è anche un attore che interpreta il ruolo di Marianna. Come succedeva tra il XVI e il XVII in numerosi spettacoli.

- Vous avez travaillé la Commedia Dell’ Arte . En quoi cela vous a aidé dans votre travail ?

Nous avons tous travaillé dans une compagnie spécialisée dans la commedia dell’arte . Cela nous a beaucoup aidé dans notre travail car c’est une excellente base de travail pour aborder un auteur comme Molière ( lui même très inspiré par la Commedia dell’Arte). L’énergie , la fantaisie , l’improvisation , toutes ces caractéristiques de la commedia nous ont été fort utile , surtout lors de la phase de répétition et de création .

- Avete lavorato molto con la Commedia dell’Arte in che modo vi ha aiutato questa tecnica?

Abbiamo lavorato per anni in una compagnia specializzata nella commedia dell’arte. Questo ci ha aiutato nel nostro lavoro, è un eccellente base per affrontare un autore come Molière (lui stesso si ispira alla Commedia dell’ Arte). L’energia, la fantasia, l’improvvisazione, tutte caratteristiche della commedia che si sono rese utili soprattutto in fase di ripetizione e creazione.

- Travaillez vous sourtout en France? Est ce que vous trouvez des difference dans autres pays?

Nous jouons principalement en France ou pays francophones . Les différences se situent surtout au niveau de la compréhension de la langue . Sinon , la sensibilité et les émotions restent souvent les mêmes .

- Lavorate sopratutto in Francia, riscontrate differenze negli altri paesi?

I nostri spettacoli sono principalmente in Francia o nei paesi francofoni. Le differenze che notiamo sono a livello di comprensione della lingua. Se no, la sensibilità e l’emozione restano sempre le stesse.

- Pensez vous qu’il est difficile pour une jeune compagnie de théâtre de réussir ? Avez vous une production qui vous soutient ?

C’est effectivement une aventure difficile et complexe . Ce n’est pas un projet à court terme . Il faut savoir être patient , rigoureux et original . Nous ne sommes pas soutenu par une production . Nous avons auto-produit nos spectacles jusqu’à présent .

- Pensate che è difficle essere una giovane compagnia di teatro? Avete una produzione alle spalle?

È difficle e complesso. Il nostro, non è un progetto a tempo determinato. Bisogna saper essere pazienti, rigorosi e originali. Non siamo sostenuti da una produzione. Abbiamo un auto produzione dei nostri spettacoli.

- Êtes vous des amis dans la vie?

Nous nous connaissons parfaitement et sommes très amis . C’est aussi ce qui fait la beauté de cette aventure .

- Siete amici nella vita?

Si noi ci conosciamo perfettamente e siamo amici. Questo è anche ciò che rende bella questa avventura.

Merci ad Axel per Les Moutons Noirs.

http://lesmoutonsnoirs.fr/

Antonella Vercesi.

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31 lug , 2012 -

Poco dopo il ponte d’Avignone: il Festival. Juste après le pont d’Avignon: le Festival.

Avignone durante il festival cambia la propria connotazione architettonica. Vicoli, case e piazze producono rampicanti multiformi e colorati, ovvero, le locandine degli spettacoli.

A centinaia questi quadri vivono all’interno delle mura, sporcano gli angoli sommersi della città antica, creando un atmosfera fiabesca capace di dialogare con i passanti e gli artisti di strada.

Ad oggi si contano 130 teatri; dal 1947 gli spazi di rappresentazione sono aumentati per agevolare la moltitudine di lavoratori dello spettacolo provenienti da tutto il mondo che trovavano nel Festival una giusta vetrina.

Così dalla mattina fino in tarda serata il gioco diventa quello di seguire uno sketch di una compagnia oppure l’ evento di un’altra e l’ opera di convincimento è gridata rigorosamente all’aperto.

È famosa anche la collaborazione che il Festival tiene ogni anno con le accademie di teatro, infatti, soprattutto nel pomeriggio, è possibile imbattersi in giovanissimi attori che propongono il lavoro di fine percorso formativo presso uno scuola di teatro di Parigi, Lione, Tolosa, Milano o Udine.

In questi ultimi giorni di Festival tra danza, musica, prosa e virtuosismi circensi, chi merita un attenzione particolare sono : “Le Shlemil Théâtre” e “Les Moutons Noirs”.

Il filo rosso che li lega è la mescolanza di codici.

La prima compagnia formata da Cécile Roussat e Julien Lubek mette in scena “Les Âmes Nocturne”, un mondo sognante. Due spiriti della notte ci portano per mano in un viaggio onirico tra incubi da sonnambuli e abitudini romantiche. Sono due spiriti che paiono immortali. Il teatro vive in loro, mischiano l’arte circense, con il mimo e il teatro degli oggetti. Niente è mai come sembra, giocano con la fantasia riportando il pubblico all’essenza di un lavoro semplice in grado di far volare lo spettatore. Divertente e malinconico, intenso e delicato, naif e contemporaneo. Vogliamo rivederlo in Italia.

Deux esprits de la nuit nous prendre par la main dans un voyage onirique entre les cauchemars des somnambules et les habitudes des amateurs  . Ils sont deux esprits qui semblent immortels. Le théâtre vive dans leur; ils mélangent les arts du cirque, mime et le théâtre avec les objets. Rien n’est jamais comme il semble; ils jouent avec l’imagination qui porte le public à l’essence d’un travail simple pour faire voler le spectateur. Drôle et triste, intense et délicat, naïf et contemporain. Nous voulons le voir en Italie.

Les Moutons Noirs sono Romain Chesnel, Axel Drhey, Yannik Laubin, Jean Marc Peyrefitte, Bertrand Saunier e Paola Secret. Dopo essersi formati in scuole parigine hanno seguito il maestro Carlo Boso per poi lavorare nella compagnia “Viva la Commedia”. Ora decidono di legarsi come gruppo indipendente; mettono la tradizione della commedia dell’arte al servizio di una moderna interpretazione dei testi classici. Il risultato è una sorprendente capacità di coinvolgere il pubblico con forza e precisione. “Des Amours” da Cechov – gli innamorati del mondo cechoviano: La domanda di matrimonio, I danni del tabacco e L’orso. Come “L’Avare” di Molière.

Sono un susseguirsi di personaggi mostruosi, divertenti, geniali. Le maschere fuse sul viso dell’attore trasformano completamente le sue intenzioni. Paola Secret è bravissima, l’unica donna della compagnia, salta dalla figlia Natalia, un piccolo Orso, all’eterea Popova cambiando completamente senza difficoltà. Nell’Avaro insieme ai costumi barocchi e voluminosi, indoviniamo l’animale di ogni soggetto intorno ad un vecchio (lo stesso attore dei danni del tabacco, anche lui bravissimo) che vede il mondo con gli occhi di un bambino. Ci sono: una fidanzata piovra, una figlia adolescente puzzola, un figlio coniglio insieme ad un cognato motociclista gaudente. Anche senza i sottotitoli in inglese è molto semplice seguire il testo quasi integrale di entrambi i lavori. Sentiremo parlare di questa giovane compagnia.

Personnages monstrueux, drôle, brillant. Les masques fondus de l’acteur ont complètement transformé ses intentions. Paola Secret est unique, la seule femme dans la compagnie; est la fille, Natalia, un petit ours et la Popova éthérée … elle peut changer complètement sans difficulté.

L’avare est le même acteur des les méfaits du tabac, c’est formidable; le vieux  voit le monde à travers les yeux d’un enfant.

On parlera de cette jeune compagnie.

3 Farces de Cechov

Tradizione del festival è spogliare le strade dalle locandine, per portare a casa un pezzo di questo surreale momento artistico che ogni anno lascia sempre senza fiato.

Antonella Vercesi.

http://www.shlemiltheatre.com/       E -ET         http://lesmoutonsnoirs.fr/

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28 lug , 2012 -

BANDO FRINGE FESTIVAL – laboratori e workshop

APERTE LE ISCRIZIONI AI LABORATORI PER GLI EVENTI SPECIALI DEL TRENO FRINGE FESTIVAL

In scadenza il bando di selezione degli eventi Fringe: performance, concerti, spettacoli, installazioni…

Scade il 31 luglio il Bando di selezione rivolto ad artisti, performer, musicisti, gruppi di teatro, danza, etc. del Festival TRENOff – Crossing a Contemporary Urban Landscape, il primo Fringe Festival di Bologna che si svolgerà dal 14 al 16 settembre 2012. Sarà invece possibile iscriversi ai laboratori per l’allestimento degli eventi che apriranno la giornata del 14 settembre fino al 6 settembre: Dodes’ka-den, Workshop di creazione della performance urbana itinerante diretto da Instabili Vaganti, dal 7-11 settembre e Soli contro tutti, Workshop per la creazione di un concerto urbano per 50 chitarristi e bassisti elettrici, il 6 e 7 settembre, diretto da Dario Giovannini di Aidoru. Sarà inoltre possibile partecipare al progetto di arti visive Animalie Urbane diretto da Luana Filippi.
Il Festival ideato da Instabili Vaganti, che ne cura la direzione artistica, ha scelto come location una delle periferie più note della città di Bologna: la zona Barca, con il suo complesso di edilizia residenziale pubblica denominato “Treno” per la sua forma architettonica, da cui il festival prende nome. Suddiviso in vagoni artistici e scompartimenti creativi, TRENOff offrirà una piattaforma internazionale a gruppi e singoli artisti indipendenti che stanno portando avanti una ricerca nel contemporaneo, attraverso momenti performativi, capaci di dialogare con spazi urbani in maniera diretta, modificandone la funzione e l’aspetto, in modo semplice e senza bisogno di lunghe preparazioni, nell’ottica dell’happening e della performance. Il Festival si svolgerà in un luogo pubblico, vissuto, agito dalla gente comune, in un contesto multietnico e multiculturale, all’aperto, come fosse un gesto di irruzione nella quotidianità, di riavvicinamento tra arte e vita. Per partecipare ai laboratori e per richiedere il Bando completo di partecipazione contattare l’organizzazione del festival via mail trenoff@liv-bo.com , tel. 0519911785

Luoghi del festival:

LIV centro di ricerca e formazione nelle arti performative, via R.Sanzio 6.

Teatro della Parrocchia Sant’Andrea, Piazza Giovanni XXIII°

Piazza Giovanni XXIII° e porticato dell’edificio “Treno” .

Un progetto di
Instabili Vaganti
In collaborazione con
LIV Performing Arts Centre
Associazione culturale PanicArte
Nell’ambito di
Bologna Estate 2012
Con il sostegno di
Regione Emilia – Romagna
Provincia di Bologna
Comune di Bologna
Con il patrocinio di
Comune di Bologna – Quartiere Reno

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17 lug , 2012 -

Passaggi da Santarcangelo12.

Scrivere in un bar con connessione libera quando fuori con il caldo cocente si intravedono i “Karamazov” di Cèsar Brie mentre lavorano al loro allestimento fa pensare ai cambiamenti di questo Santarcangelo. Per 42 edizioni, i luoghi del festival, le strade arroccate, i vicoli e le piazze hanno visto e partecipato ad una storia che respira. Il semplice osservare le croci sceniche di Karamazov e i vestiti leggeri degli attori muoversi al vento, ha già il gusto di un ricordo, legato ad una tradizione teatrale viva.
Dopo gli anni ’70 lo spettacolo ritorna in piazza, come recita il nome del festival. Una sfida, questa, vinta a pieno titolo: il pubblico reagisce così bene in strada che il risultato è spiazzante, quasi migliore del plauso ottenuto, a suo tempo, in teatro.

Negli anni le direzioni artistiche sono state molte, oggi la “regia” è giovane, Silvia Bottiroli, Cristina Ventrucci, Rodolfo Sacchettini, accettano degnamente il passaggio di testimone dalle scorse edizioni; con umiltà e senso responsabile sono riusciti nell’intento di proporre linguaggi diversi in un contesto al servizio del teatro contemporaneo.

Un’altra novità di quest’anno è lo spazio Liviana Conti, concesso in dotazione dalla stilista, un’ex struttura industriale, divisa in tre sale per gli spettacoli che ospita, al termine della maratona, dj set e festa all’aperto.
Qui il mio primo giorno alle 19:00
Kinkaleri e lo studio Fake For Gun No You/ All!. Un lavoro performativo in cui brilla Simona Rossi, interessante figura sensibile dotata di speciale forza e intensità scenica, riesce a condurre anche il suo compagno di lavoro, Jacopo Jenna, perfetto nelle linee legate alla partitura di movimento.


L’ essenziale gesto ripetuto diventa coinvolgente quando si tratta di scoprire cosa lega gli interpreti allo spazio e come le non- parole diventano una drammaturgia che di fatto esiste. Lettere portate all’estremo. Si svela il pretesto di approfondimento con la figura di William Seward Burroughs e i suoi versi: A John Dillinger con La Speranza che sia ancora vivo. Giorno del ringraziamento 28 Novembre 1986 Grazie per il tacchino ed i piccioni viaggiatori destinati ad essere cacati attraverso le sane budella Americane … Grazie per un continente da saccheggiare e avvelenare… Grazie per gli adesivi…Grazie per il KKK…
E ad un certo punto venne l’acqua e un nudo per ricongiungerci alla purezza insieme ad una pistola e degli spari di tendenza un po’ deliranti; è scelto tra il pubblico il buon osservatore reattivo, segno di abbandono di questa rabbia naif. Ben fatto.

Damir Todorovic e Valentina Carnelutti con As It Is deludono le aspettative. Ma offrono buon materiale di dibattito sulle scelte. Per fortuna esistono ancora luoghi protetti dove poter sperimentare, Santarcangelo è uno di questi. Faranno incetta delle critiche per superare gli scogli dove si sono incagliati, perché la struttura e l’intuizione sono interessanti. La dicotomia tra realtà e finzione, come gestire la prima e nascondere la seconda. In scena una macchina della verità, un diario. La Carnelutti testa le risposte del suo interlocutore sulla base di alcune domande elaborate in seguito alla lettura della testimonianza che Damir Todorovic scrive sulla sua esperienza in Bosnia durante la guerra. Cosa è accaduto davvero? Il suo ricordo è reale? In quale modo un attore riesce a controllare le risposte fisiologiche per ingannare la macchina? Tra i due c’è una relazione? Queste e altre domande non riescono a farci dimenticare il caldo. Il lavoro non decolla.

Grattati e vinci di Quotidiana.com è un lavoro che sa prendersi in giro. Un approfondimento sulle dinamiche di tutti i giorni che legano una coppia solida. Divertente e cinico. Grattati e vinci è l’ultima creatura della Trilogia sugli esercizi di una condizione umana del duo riminese Roberto Scappin e Paola Vannoni. Basato su un timbro vocale monocorde i due dibattono sull’amore, la passione, le abitudini, svelando le viscere di un rapporto ormai consolidato che non ha più sorprese. Per noi, la sorpresa è il riso, la comicità che ci raccontano. Non hanno trovato il finale. Purtroppo! Perché questo fa si che in conclusione le trame dell’epopea interessante si perdano in filacci poco energici. Un tuffo piacevole in dinamiche esistenziali realistiche.

Zimmerfrei al Supercinema sala Wenders in varie repliche; si tratta di tre cortometraggi che raccolgono interviste, immagini e particolari racconti delle città come Milano, Brussel e Copenhagen.

Fuocofatuo nella sala di Porta cervese, mette in scena, Suite A – una collezione organizzata di oggetti. Mirko Baliani e Marco Parollo provengono dal mondo sonoro e lo studio che portano a Santarcangelo è un concerto senza musicisti. Analizzano in modo ingegneristico come l’ebollizione di un liquido contenuto in una pentola di varie forme – cilindrica, piatta, piccola o rotonda – possa provocare una sonorità. Raggiungendo il livello di ebollizione, lo spostamento di un oggetto su di un altro causa un rumore, simile ad un musico se legato a tutto il complesso corale di ferro e pentole a pressione. Un vero concerto. Ben calibrato, preciso, folle. È poetico e ricorda il gran da fare di semola della spada nella roccia.

Matija Ferlin Sad Sam/Almost 6 classe ‘82 performer di cui sentiremo ancora parlare. Studia alla New dance Development di Amsterdam e di questo percorso accademico si nutre; lo rivediamo sia nei delicati virtuosismi tra canto e movimento, sia nell’ironico modo di sbeffeggiare i conduttori teatrali.


Un cerchio delimitato da molti animaletti con cui l’interprete si relaziona. Un sottile viaggio nel mondo dell’infanzia a tratti drammatico descritto con un espressività forte e al contempo intima. C’è una stella che piove dall’alto, le luci della ribalta un po’ retrò dicono qualcosa anche sul senso estetico del giovane artista.

Il gruppo Nanou scende nella fossa dei leoni con una versione ridotta di Sport con Rhuena Bracci che ha appena avuto un bambino, due mesi fa.

Il lavoro dell’atleta, la sua preparazione, la fatica, la precisione, gli applausi, il sudore, mai come ora l’analogia con la vita reale si accompagna a questa performance faticosa. Brava.

Siccome gli appuntamenti attesi sono molti ecco il link per seguire da vicino il programma.

http://santarcangelofestival.com/sa2012/

IL festival termina il 22 Luglio.

Antonella Vercesi.

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13 lug , 2012 -

Cechov in salotto. Il teatro che prendi e porti via.

cechov mano

Guardando con gli occhi di una compagnia, i costi relativi ad uno spettacolo diventano sempre più impegnativi. Per il pubblico invece, che fruisce un evento, ogni scelta legata allo svago è molto ponderata rispetto ad un tempo. La crisi si fa sentire e uscire dalle quattro mura si traduce in una possibilità rara. L’unico settore che ancora rimane in piedi è quello della ristorazione.
Il teatro degli spilli, gruppo di cinque attori formato in seguito allo spettacolo “Risveglio di primavera”, con questo format riesce ad unire i punti di collisione appena citati.

Schiude le porte di una casa ad avventori sconosciuti, li accoglie, li culla, li diverte e dopo averli immersi in un mondo magico, offre un bicchiere di ambrosia rinfrescante per riportarli alle gioie terrene della vita; i recapiti della compagnia, per chi avesse gradito, vengono consegnati in un contenitore simile ad un porta pasticcino. Metafore e ancora metafore che riempiono cuore e spirito con l’illusione di essere vicini ad una tavola imbandita. I piatti serviti in salotto sono gli scritti di Cechov. Cibarsi di vero estro creativo, è una buona idea.

Gli stivali, la domanda di matrimonio, l’ orso e l’anniversario. Questi testi forniscono al gruppo un interessante materiale umano su cui lavorare. Ogni personaggio non esce mai dalle righe della veridicità; gli attori tendono, giocano, rimbalzano le battute, non facendo mai finta che il pubblico non esista intorno e ai loro piedi. Le parole e le relazioni vivono in modo reale.

La casa prende il nome di Hotel Bolshoi, alla porta di ingresso ci accoglie un concierge in divisa, ha un modo goffo, parla con accento russo, ci accompagna sulle scale, entriamo passando da una botola. Per chi non volesse far fatica e scarpinare su quattro piani, c’è un ascensore che arriva direttamente sul terrazzo dell’abitazione, a fare strada è una donna vestita di nero, elegante e austera, Yelena.
A fare gli onori di casa è Michail, presenza costante dell’Hotel.

Benvenuti a teatro, benvenuti all’Hotel Bolshoi, benvenuti signori, si prega di spegnere i telefoni cellulari e inizia il viaggio con questi compagni di avventura mai visti.

Nel prologo un uomo malato dal fare insicuro cerca i suoi stivali, non li trova, perché Semen, il concierge tuttofare, li ha sistemati in un’altra stanza, quella dell’ attrice. Si vede la sua mano comparire da una porta e sentiamo una voce lirica provenire da lontano . L’accordatore di pianoforte, senza scarpe, si troverà a teatro per riavere i suoi stivali e verrà accusato di tradimento.

Il salotto contiene il pubblico e sono gli attori a muoversi in modo itinerante, escono a raccontare questo mondo da porte, finestre, angoli remoti della casa; lo spazio è utilizzato in tutta le sue possibilità e per stupire.

Dal corridoio subentra una donna in carne, tonda ed emiliana, accoglie, Lomov, gentile ragazzo in frac. Lui, tenta di chiederle aiuto, noi, temiamo che se lo possa mangiare come una lasagna ripiena, ma il ragazzo riesce ad allontanare la piovra con le parole d’ordine sono venuto a chiedere la mano di sua figlia Natalia…Detto fatto le donne, che non aspettavano altro, si danno il cambio come in un meccanismo studiato negli anni. Ma stavolta qualcosa va storto, i due giovani, sono davvero fatti l’ uno per l’altra. Entrambi litigiosi e petulanti esaltano se stessi senza maschere; lui sviene, pare morto. Natalia in acuto chiama sua madre e nel terrore di dover giustificare una morte in casa, il donnone, lo riesuma stringendolo al petto, di una certa imponente circonferenza. Tutto finisce bene. La coppia si incammina, sul viale, tenera e speranzosa.

Il passaggio di testimone avviene con l’entrata in scena della Popova, affascinante donna dell’alta società, in un abito di pizzo nero, accende alcuni ceri sparsi in salotto, come in un rito, pensa al defunto marito. L’uomo sperperava denaro e la tradiva, ma la Popova, rimane fedele al suo ricordo; Lukina è la seria governante attenta ai desideri della signora. Nel consigliarle di mettere il naso fuori di casa la scena è rotta dall’ingresso di un vero orso, tenente in artiglieria in congedo, rivuole i suoi soldi. Ma la padrona ha lo stato d’animo. Tra grugniti e gorgheggi i due sembrano parlare la stessa lingua. Nel dubbio, si sfidano a duello. La loro vicinanza per scoprire come si utilizza una pistola, fa scoppiare la scintilla, la graziosa presenza femminile è caricata in spalle e scompare lungo il corridoio.

Nel finale i cinque si ricongiungono scegliendo uno spazio più teatrale, di fronte al pubblico il punto di appoggio diventa un tavolo. Qui si incontreranno un misogino, un direttore di banca figlio dei nostri tempi, la moglie leggera e due donne in cerca di giustizia nel posto sbagliato, Il tema è la relazione uomo donna.
Ma questo non vogliamo svelarvi come va a finire, per saperlo, portateli a casa vostra!

 

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8 giu , 2012 -

Balletto civile – il sacro della primavera e l’estintore diventa l’oggetto di un buon presagio.

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Balletto civile è un collettivo nomade di performers. Il nucleo stabile si forma da Gennaio 2011, dopo aver partecipato al progetto “Corpo a corpo” in residenza al Teatro Due e ad oggi i membri collaborano stabilmente con il teatro. Così recita il sito di balletto civile alla voce chi siamo. È stata una curiosità immediata ricercare in che tipo di relazioni lavorative fossero.

 

Ieri sera più gli artisti si facevano ammirare più sorgevano spontanee le domande: da quanto si conoscono e provano insieme, quante ore, dove hanno iniziato questo percorso? Si intuiva come questa non fosse stata un esperienza di spettacolo convenzionale.
Evoluzioni e relazioni di amore o incomprensioni si manifestavano in un corpo alleato e divertito, nonostante la fatica evidente, l’energia che si respirava in sala, sosteneva l’impressione che ogni singolo performer conoscesse perfettamente limiti e capacità del collega. Virtuosi e carnali riuscivano ad usare come punto d’appoggio per un salto nel vuoto o una verticale a testa in giù, anche la testa o un ginocchio del vicino in azione.

 

Il gruppo ha animato la sala Fassbinder del teatro dell’Elfo, coinvolgendoci in una vitale rivoluzione sulle note di Stravinskij “la sagra della primavera”, lo spettacolo, “il sacro della primavera”, diventa un rito come prova di crescita all’età adulta.

Viviamo come emozionante il ludico movimento d’ensemble che sostiene la danza di una generazione in attesa, ma che preme per esplodere. Una partitura vulcanica fatta di passioni, desideri, sogni, che hanno senso di essere messi a nudo perché forti e variegati. Un gruppo di fratelli che dopo una prova faticosa si passano acqua e caffè, come succede davvero durante le prove per l’allestimento di uno spettacolo, senza sentire la stanchezza del corpo, ma una pulsione spirituale che esiste. Le fisicità dissimili che raccontano esperienze e personalità diverse si aggrovigliano, sostengono, rilanciano, per appoggiarsi e andare altrove.

La direzione a cui vuole approdare questa nave è univoca, un tutto preciso, ma come arrivarci è affare di ognuno.

 

La scena è aperta da un uomo con le orecchie da asino, lui mangia a bocca aperta e poi cura il mixer con intermezzi elettronici sposati alla sagra della primavera di Stravinskij. Michela Lucenti accetta il testimone e diviene danza con un assolo imponente, vibrato e curioso, da lasciare senza fiato. Poi è la volta dei più giovani e non ci sarà tempo per annoiarsi.

 

 

 

sala Fassbinder | 7 – 10 giugno 2012
ore 21:00
Corpo feroce: Il sacro della primavera
da Il Sacro della primavera di Igor Stravinskij
con Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Andrea Coppone, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Francesca Lombardo, Carlo Massari, Gianluca Pezzino, Livia Porzio, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Teresa Timpano
ideazione e coreografia di Michela Lucenti in collaborazione con Balletto Civile
incursioni sonore Maurizio Camilli

 

A Seguire

 

produzione Balletto Civile sala Fassbinder | 15 – 17 giugno 2012
ore 21:00
Corpo feroce: L’amore segreto di Ofelia
di Steven Berkoff
ideazione scrittura fisica e messa in scena Michela Lucenti e Maurizio Camilli
scene Alberto Favretto
in scena Michela Lucenti e Maurizio Camilli
disegno luci Pasquale Mari

Orari: gio-sab 21:00 / dom 21:00
• Durata: 60′ senza intervallo
• Prezzi: Intero euro 30.50 – Martedì biglietto unico euro 20 – ridotto 60 anni euro 16 – gruppi scuola euro 11
produzione Balletto Civile

http://www.elfo.org

 

Antonella Vercesi.

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11 mag , 2012 -

Effetto Lucifero, umani a brandelli.

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FINO al 13 MAGGIO.

 

Nel sistema americano il processo di apprendimento avviene in maniera inversa rispetto al metodo tradizionale italiano. Partendo da un dato empirico si risale ad un ipotesi teorica. Ispirati dal testo statunitense “L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?”, i componenti della compagnia Oyes, si sono lasciati trasportare da un approfondimento di lavoro che è durato due anni; hanno iniziato da improvvisazioni sul campo e ad oggi lo spettacolo risulta denso di accadimenti emotivi e cambi situazionali inaspettati.

 

Il ricco bagaglio di ricerca si segue in questo lavoro di grande ritmo e improvvise virate di direzione. Dario Merlini, il drammaturgo di Effetto Lucifero, crea un testo originale, vincitore del Premio Giovani Realtà del Teatro 2010 e finalista all’importante Premio Riccione-Tondelli 2011; sviluppa le tematiche del libro sull’ esperimento psicologico del professor Zimbardo: il docente reclutò alcuni studenti all’Università di Stanford, dividendoli in due gruppi, carcerieri e prigionieri. Dopo 5 giorni dovette fermare l’esperimento, le relazioni tra i due gruppi si erano ridotte a quelle di vittime e carnefici; coloro che si sentivano in una condizione di inferiorità manifestarono sintomi di depressione e stress, mentre chi aveva più potere non controllava le proprie tendenze sadiche.

 

Lo spettacolo inizia in un non ben precisato luogo, sappiamo che è al chiuso. La situazione esterna sembra pericolosa, per questo motivo il branco di uomini deve ripararsi. Piove sempre e a loro è stato offerto un tetto, vivande e l’ordine di mantenere sempre pulito lo spazio.

I padroni che dicono cosa fare, forse non esistono, ma è una questione poco importante, domandarsi chi siano, dopo tutto quello che hanno concesso. Ci sono tre chiavi abbinate a tre stanze che determinano da subito un giro di potere, una struttura gerarchica nel gruppo. Come un gioco di bambini maneggiato da adulti, i sadici burattinai sollazzano la noia dei giorni che passano, trasformando i vecchi amici di bevute, in animaletti da compagnia.

Ad ogni tortura che affonda, c’è chi prova a ribellarsi senza riuscire a scappare. La dialettica tra le due fazioni non coinvolge solo le sevizie fisiche ma soprattutto quelle mentali; ad esempio “il grillo parlante”, l’unico che ha un nome di riconoscimento, potrebbe andarsene, ma non lo fa, è come gestito da una paura indotta che impedisce ogni forma di decisione autonoma.

Questa scelta è molto interessante perché fa rivivere nel pubblico un senso di orrore, impotenza e colpa. Sono molti i riferimenti cinematografici contemporanei che mostrano analogie con questo lavoro. Il potere teso fino al suo estremo si tramuta in masochismo, generando follia in un circolo vizioso al massacro. Le vittime diventano soprammobili, oggetti con cui divertirsi attraverso l’umiliazione.

Come cani ubbidienti i più forti aspetteranno l’arrivo dei padroni; attendono in silenzio, le luci sui loro volti illuminano la speranza di veder qualcuno, ma non saranno soddisfatti. Il senso di inutilità di esistere, quando si riconosce l’autorità come unica fonte motivazionale per sopravvivere, è lampante nei loro sguardi. Si voltano ad osservare quello che hanno fatto ed è la fine.

In una recente intervista Enzo Vetrano e Stefano Randisi, allievi storici di Leo de Berardinis, dicono che negli anni ’70 uno spettacolo veniva preparato in 7-8 mesi, con turni di prove dalle 8 alle 12 ore al giorno. Perché sognare guardando indietro con la nostalgia di un tempo che non tornerà mai? Effetto Lucifero è stato sviluppato artigianalmente in due anni di studio e si vede. Quando un lavoro come questo si basa sul principio della ricerca nel dettaglio, possiamo uscire da teatro con un bagaglio di riflessioni pieno. È importante non dimenticarsi che il teatro è ancora l’unico luogo dove ci si deve prendere il tempo per pensare e per ridare un degno materiale in pasto ad un pubblico esigente non si può risparmiare nei tempi di produzione.

 

Antonella Vercesi.

 

 

http://www.oyes.it/oyes/home.html

http://www.teatrofilodrammatici.eu/website/

 

Teatro Filodrammatici – via Filodrammatici 1, Milano

Per informazioni e prenotazioni:

telefono 02/36727550, mail biglietteria@teatrofilodrammatici.eu

Orario spettacoli: martedì ore 20.45, mercoledì ore 19.30, giovedì, venerdì, sabato ore 20.45, domenica ore 16 (secondo mercoledì ore 20.45)

Biglietti: martedì, mercoledì, giovedì intero 14 €, ridotto convenzionati 12 €, under 18/over 65 8 €; venerdì, sabato, domenica intero 20 €, ridotto convenzionati 14 €, under 18/over 65 10 €

 

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